ARIANO IRPINO

Descrizione e sintesi dello sviluppo urbano di Ariano Irpino

La città di Ariano Irpino sorge su tre colli: Calvario, Castello e San Bartolomeo, i quali vanno a formare un rilievo montuoso a forma di sella. L’escursione altimetrica nell’ambito del territorio comunale è di ben 632 metri, passando dagli 811 del colle del Castello (alla sommità del mastio del Castello si toccano gli 817 metri), ai 179 metri della località Contessa. Per via di tale conformazione orografica Ariano è anche conosciuta col nome di Città del Tricolle.

Essa è posta lungo lo spartiacque appenninico, ma è delimitata sia ad ovest che ad est da cime più elevate che fanno perdere alla catena montuosa i suoi caratteri unitari, e la separano dalle piane costiere, campana verso ovest e pugliese verso est.  

Oggi il comune conta circa ventitremila abitanti e come tale rappresenta il secondo centro demografico della provincia di Avellino, dopo il capoluogo, da cui dista circa 50 chilometri. La grande estensione territoriale (185,52 chilometri quadrati) fa si che il numero dei comuni immediatamente confinanti sia abbastanza elevato. Confinano con Ariano i comuni di Apice (BN), Casalbore, Montecalvo Irpino, Calstelfranco in Miscano (BN), Greci, Savignano Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Villanova del Battista, Zungoli, Flumeri, Grottaminarda, Melito Irpino, Bonito.

1. Le Origini: da Aequm Tuticum ad Ariano Irpino

La città di Ariano Irpino sorge su tre colli: Calvario, Castello e San Bartolomeo, i quali vanno a formare un rilievo montuoso a forma di sella. L’escursione altimetrica nell’ambito del territorio comunale è di ben 632 metri, passando dagli 811 del colle del Castello (alla sommità del mastio del Castello si toccano gli 817 metri), ai 179 metri della località Contessa. Per via di tale conformazione orografica Ariano è anche conosciuta col nome di Città del Tricolle. Essa è posta lungo lo spartiacque appenninico, ma è delimitata sia ad ovest che ad est da cime più elevate che fanno perdere alla catena montuosa i suoi caratteri unitari, e la separano dalle piane costiere, campana verso ovest e pugliese verso est.  

Oggi il comune conta circa ventitremila abitanti e come tale rappresenta il secondo centro demografico della provincia di Avellino, dopo il capoluogo, da cui dista circa 50 chilometri. La grande estensione territoriale (185,52 chilometri quadrati) fa si che il numero dei comuni immediatamente confinanti sia abbastanza elevato. Confinano con Ariano i comuni di Apice (BN), Casalbore, Montecalvo Irpino, Calstelfranco in Miscano (BN), Greci, Savignano Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Villanova del Battista, Zungoli, Flumeri, Grottaminarda, Melito Irpino, Bonito.

Le origini di Ariano sono antichissime infatti le prime tracce di insediamenti umani nel territorio arianese, sono state rinvenute a seguito di scavi archeologici in località Starza, lungo l'attuale SS90 bis che collega le città di Benevento e Foggia.

La grande zona compresa tra le valli del Cervaro e del Miscano, nell’area a Nord-Est del Tricolle, è stata luogo di frequentazione dal primo Neolitico fino all’ età del Ferro, cioè dal finire del IV millennio a.C. al IX secolo a.C..

In quest’area si incrociano le principali vie di transito naturali che attraversano in senso trasversale e longitudinale la catena appenninica, secondo un tracciato che verrà ricalcato dalle vie di percorrenza sannitiche, romane e dai tratturi.

In età sannitica, a circa tre chilometri a nord della collina della Starza, nell’attuale contrada di S. Eleuterio, sorse il centro di Aequum Tuticum.

L’insediamento conquistato dagli eserciti dell’Urbe durante le guerre sannitiche (343-290 a.C.) divenne sotto l’Impero, prospero municipio romano, la cui importanza non risiedeva tanto nella grandezza urbana, quanto nell’essere un primario nodo viario, poiché rappresentava il “cardine del sistema viario del Mezzogiorno”; tra le strade che vi transitavano nelle vicinanze la più importante era la via Appia che collegava Roma a Brindisi. Proprio dalla Via Appia nella piana di Flumeri si staccava la via Aemilia, una strada consolare di età repubblicana diretta ad Aequum Tuticum e Luceria; 

La via Appia Traiana, a sua volta diramazione dell'Appia. costruita tra il 108 e il 110 d.C. con l'obiettivo di creare un collegamento veloce tra Roma ed il principale imbarco per l’Oriente, dopo l'Appia, rappresenta la seconda grande via romana di penetrazione nell'Irpinia. Il tracciato, che qui seguiva vie naturali, coincideva parzialmente col regio tratturo fino ad Aequum Tuticum. La via Traiana, a differenza dell'Appia, abbandonata dopo la caduta di Roma, continua ad essere percorsa anche durante il Medioevo sotto i Goti, i Longobardi e i Normanni, finché non viene sostituita dalla Strada Regia delle Puglie sotto gli Angioini. Dalla Appia Traiana si staccava ad Aequum Tuticum la via Herculia, per proseguire a sud verso la Lucania sovrapponendosi in parte al percorso del tratturo. Infine passava per Aequum Tuticum La via Aurelia Aeclanensis, che collegava la via Appia con la Traiana.

A queste strade romane si affiancava il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, il quale fa parte di quella rete di sentieri d’erba che attraversavano l’Italia meridionale su cui avveniva la migrazione stagionale delle greggi, detta “transumanza”, che dai pascoli estivi delle montagne abruzzesi, molisane e campane giungeva ai pascoli invernali della pianura del Tavoliere pugliese. Questo tratturo rappresenta il secondo in ordine di lunghezza dei Regi Tratturi con i suoi 211 km e una larghezza originaria di 111,60 metri. Menzionato nella preziosa Tavola Peutingeriana, Aequum Tuticum viene citata per la prima volta da Cicerone che in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scriveva proprio da Aequum Tuticum così dicendo: "sosta obbligata verso l'Apulia e città di elevata condizione sociale in quanto fornita di ogni comodità." La caduta dell’impero romano portò alla decadenza del sito, che, perduto l’originario nome, sopravvisse con quello di S.Eleuterio. Nel medioevo, il baricentro dell’area subisce uno spostamento sull’altura di tre colli.

“Le origini della città di Ariano devono ricercarsi tra il VII e l’VIII secolo, allorquando, le popolazioni delle località più esposte e più duramente colpite dalle invasioni barbariche, cercarono riparo sulle alture della zona, in luoghi più protetti e difendibili. Si originò così un insediamento inizialmente addossato al più alto dei tre colli della futura città. Il nuovo sito non era lontano dalla Via Traiana.”

2. Ariano Irpino nel Medio Evo: Normanni, Angioini ed Aragonesi

Il nucleo più antico dell’abitato, è rappresentato dal quartiere “Guardia”, situato ai piedi del castello avente un importante ruolo difensivo contro la penetrazione politico-militare-religiosa bizantina.

Il toponimo “Guardia”, di chiara denominazione longobarda (“warte”), conferma l’ipotesi che l’originario insediamento sia sorto in età longobarda, con funzioni di difesa militare.

Le autorità longobarde sotto la guida dei vari duchi beneventani potenziarono le difese della città ed è probabile che in questa occasione venisse eretto il Castrum Ariani (una fortificazione con mura di cinta).

Il primo riferimento alla città risale all’anno 797, nel Chronicon con antiquum sacri Monasteri Cassinensis.  La città di Ariano, nel 969, assunse da Gastaldato il ruolo di contea, e venne creata una sede vescovile, con la creazione anche di una diocesi, suffraganea a quella metropolita di Benevento, con l'obiettivo di arrestare la penetrazione politico-militare bizantina insieme al culto greco-ortodosso proveniente dall’Apulia.

Con l’arrivo dei Normanni, Ariano assunse un ruolo di primaria importanza. La città diviene uno dei centri più importanti del Mezzogiorno con una contea che comprendeva larga parte del Sannio. Nel suo castello, potenziato e ingrandito, nel 1140, Ruggero II d'Altavilla detto “Il Normanno”, tiene il suo primo Parlamento generale del Regno, con la promulgazione delle Assise di Ariano, la nuova costituzione del Regno di Sicilia.

Nel 1194, ai Normanni subentrarono, per motivi di successione dinastica gli Svevi sul trono del Regno di Sicilia. Inizia per la città un periodo infelice fatto di guerre, saccheggi e devastazioni.

In particolare nel 1255 Manfredi di Svevia , figlio di Federico II , assedia la città, che aveva appoggiato l'esercito papale contro di lui. La città resiste duramente all'assedio “sia per il sito, sia per la natura degli abitanti invincibilissima”, fino a quando fu colta di sorpresa nelle ore notturne, e devastata dai Saraceni di Lucera guidati da Federico Lancia. A ricordo del tragico evento c'è ancora una via chiamata per tale motivo "La Carnale".

Nel 1266 il regno passò agli Angioini e Carlo d'Angiò nel 1269, grato alla città, per la fedeltà dimostrata al papato nella disputa contro gli Svevi sul potere temporale della Chiesa, ne restaura il castello e la Cattedrale.

L’importanza di Ariano nasceva soprattutto, dall’esser posta in posizione mediana, e fortificata dalla natura e dal castello, sulla via di comunicazione trasversale più rilevante del regno. L’asse viario tra i due mari, dall’età antica e per tutto l’alto medioevo aveva conservato la direttrice che dalla Puglia menava a Napoli per Benevento (Via Appia).

La funzione di primo piano della città di Ariano negli equilibri strategici e territoriali del Sud, già esercitata nei secoli precedenti, si sviluppò ulteriormente allorquando questa via ‘classica’ e comoda di collegamento fra Napoli e la Puglia entrò ‘in crisi’, per il passaggio di Benevento fra i possessi papali, perdita che s’era avuta da tempo ma che divenne irreparabile e definitiva proprio con la vittoria angioina, che era avvenuta sotto l’egida e con il determinante contributo papale. Consapevole dell’importanza della via trasversale del regno, il re volle un nuovo asse viario che non toccasse la città papale, garantendosene così il completo controllo.

La nuova via, la Strada Regia, risalente al 1289, in un percorso certamente più disagevole di quello praticato dai Romani, che da Napoli e Avellino conduceva in Puglia passando per Ariano, s’aggiungeva alle altre del regno ed era destinata a diventare la più importante di tutte.

Della vitale arteria, la città che vide rafforzato il suo ruolo di chiave di volta del regno, divenne il punto dominante; strategica nella funzione di piazzaforte posta a sbarrare il cammino che qualsiasi invasore proveniente dall’Oriente era obbligato a percorrere per raggiungere la capitale dalla Puglia.

1.“Porta de la Strata” (Porta della Strada)

2. ”Hospetale“(Ospedale dei Pellegrini di San Giacomo

3. “S.Iacono” (Chiesa di San Giacomo)

4. “Li cretari”

5. “Hosterie et boteche” (osterie e botteghe)

6. ”S.Angelo” (Chiesa di S.Angelo)

7. ”Matalena” (Fontana dellaMaddalena)

8. ”De Guisi” (Chiesa di S. Nicola de Guisi)

9. ”Benedetto” (Chiesa di S.Benedetto)

10. ”Croce di S.Rocco”

Dalla parte della capitale, la via entrava in città attraverso la porta meridionale, detta porta della Strada (ancora oggi un lungo tratto della via conserva nel parlare degli abitanti il nome di ‘Strada’)e ne usciva dalla porta della Guardia, verso la Puglia.

Il tracciato compreso fra le due porte costituiva l’asse maggiore cittadino, lungo circa 1100 metri.

La città occupava il crinale (con andamento sudovest - nordest) e i pendii sommitali dei tre colli del Castello, del Calvario e di San Bartolomeo; appariva dominata dalla gran mole del castello, di poco separato dall’abitato che risentiva delle forti irregolarità del terreno, addensandosi dove più facile era costruire e dove i versanti fornivano riparo e si aprivano maggiormente all’azione del sole.

Il tessuto urbano era, quindi, irregolare, con ampie zone non edificate, soprattutto lungo i crinali più impervi, ma anche in altre aree adibite ad orti e giardini, secondo la diffusa consuetudine del tempo. I due nuclei più popolosi si localizzavano in prossimità delle due porte più importanti, quelle da cui passava la via regia. Già agli albori dell’età angioina sono presenti numerose emergenze architettoniche di natura ecclesiastica e altre se ne aggiungeranno prima del finire del medioevo. Castello e Cattedrale  costituiscono i due poli della città rimandando al potere secolare e a quello religioso.”  Il Regno di Napoli, governato dalla dinastia angioina, passa agli Aragonesi.

La città di Ariano viene conquistata nel 1440 da Alfonso d'Aragona e concessa al Gran Siniscalco Inigo de Guevara che si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del Regno di Napoli. La contea di Ariano passa al figlio, il Conte Pietro, che la perderà a seguito della sua partecipazione alla congiura dei Baroni. Nell'anno successivo la città rientra nel Demanio e vi resta fino al 1495. La notte del 3 dicembre 1456 muoiono quasi 2000 arianesi a causa di un violentissimo terremoto (probabilmente il più grave della sua storia), in cui tutti gli edifici vengono danneggiati.

Secondo documentazione dell’epoca, nel 1489 tutta la città si impegna alla ricostruzione del Castello, rinunciando anche al lavoro dei campi pur di dedicare tempo all’estrazione e al trasporto delle pietre.

3. Dal dominio aragonese a libero comune fino all’adesione al Regno d’Italia

A seguito della confisca di tutti i feudi avvenuta a danno di Pietro da Guevara, il quale aveva preso parte nella Congiura dei Baroni contro il Re Ferdinando I d’Aragona, il Re Ferrante II d’Aragona, nel 1495, vende la città di Ariano ad Alberico Carafa e gli conferisce il titolo di “duca di Ariano” nel 1498. I Carafa la conserveranno fino al 1532, quando Carlo V la concederà ai Gonzaga, per poi passare ai Gesualdo nel 1577. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale.

Il 2 Agosto 1585, infatti, gli Arianesi riscattano la città dal regime feudale rimborsando i 75.150 ducati che il Principe Gesualdo aveva pagato qualche mese prima. Così Ariano diventata città Regia, viene reintegrata nel Demanio dello Stato e dipende direttamente dal Viceré del Regno delle Due Sicilie. Questo status la porterà nei secoli successivi a rimanere fedele alla corona e ad opporsi energicamente ai moti di Masaniello tra il 1647-48, fino a subire l'assedio ed il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani, per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia.

La città di Ariano all’inizio dell’età moderna, nei primi anni del Cinquecento, era caratterizzata da alcuni elementi fondamentali:

  • la cinta muraria, le porte, gli assi viari;
  • il castello, appena fuori le mura, ridisegnato dai lavori in età aragonese;
  • un impianto urbano che, dentro le mura, presenta molte aree non edificate;
  • la diffusa e massiccia presenza di fabbriche ecclesiastiche, dentro le mura, nella fascia suburbana e nelle zone rurali con Cattedrale ed episcopio, chiese e monasteri, ospedali e cappelle segnano l’assetto urbano caratterizzandolo fortemente.

La città, che contava oltre 4.500 abitanti, presentava inoltre una forma allungata, orientata lungo un asse maggiore che si distende da sud-ovest a nord-est.  

La superficie racchiusa dalle mura presentava una strozzatura all’altezza della cattedrale, laddove la larghezza dell’impianto urbano intra muros non superava i 150 metri, determinando una divisione dell’abitato in due parti abbastanza distinte: una, più ampia, a nord (zona nord- orientale); una seconda a sud (zona sud-occidentale).

L’attuale Piazza Plebiscito, proprio perché posta all’altezza della strettoia, sembra essere il baricentro della città. La cinta muraria, all’inizio del XVI secolo, era lunga circa 4400 metri e racchiudeva un’ampia superficie di circa 19 ettari, escludendo il Castello e senza considerare alcune aree abitate, veri e propri borghi praticamente addossati alle mura. Tra questi ricordiamo il borgo dei Tranesi, lungo il pendio compreso tra le porte della Strada e di S.Nicola, contrassegnato dalla presenza di numerose grotte, sia naturali che artificiali, adibite sia ad officine che ad abitazioni. attività caratteristica era la produzione di ceramiche, ma non mancavano taverne e locande legate alla presenza della Via Regia delle Puglie. La presenza di questi borghi ampliava la superficie dell’abitato di alcuni ettari. Nelle mura della città si aprivano numerose porte.

Il XVI secolo è fondamentale per l’assetto della città, che per un verso si arricchisce di emergenze notevoli, in conseguenza di un secolo economicamente florido; per l’altro si apre ad un ampliamento del tessuto urbano grazie alla ‘variante’ della vecchia strada angioina, che gli Spagnoli costruiscono ai margini del circuito murario. 

Lungo la Strada Regia delle Puglie, fra il 1605 ed il 1607, furono costruite numerose fontane dal pregevole valore storico ed architettonico. Il nuovo impianto determinato dalla Via Nuova, le costruzioni palazziali, il complesso accresciuto del patrimonio edilizio ecclesiastico (religioso e non), disegnano un tessuto e dei confini che resteranno sostanzialmente invariati per almeno tre secoli, con trasformazioni che complessivamente non incideranno né sul patrimonio dell’area urbana, né sulla dislocazione generale dei rioni e della rete viaria interna. Tra la fine del Seicento e il 1732 numerosi e disastrosi furono i terremoti che colpirono la città (1688, 1694, 1702, 1732), lasciando un segno profondo, sia per le vittime sia per i danni ingenti.

Tra il Seicento e il Settecento, infatti, furono innalzate alcune fabbriche religiose non paragonabili, sia per numero che per importanza artistica, a quelle realizzate nel Cinquecento. Ad arricchire, invece, il tessuto urbano del Tricolle dapprima episodicamente poi diffusamente, fu l’edilizia laica con nuovi palazzi patrizi (i primi sorsero già alla fine del Cinquecento), anche notevoli dal punto di vista architettonico, costruiti dalle famiglie più in vista.

Le ‘case palazziate’ si diffusero proprio nel Settecento, privilegiando l’asse dell’antica strada Regia che attraversava la città, i dintorni della chiesa di S. Angelo , la discesa che da S. Bartolomeo conduceva alla Piazza Grande, a riprova della ricercata superiorità nobiliare dei ‘ristretti’ locali, quali i Forte, i de Piano, gli Anzani, i Vitoli, i Bevere.

La situazione abitativa dopo-terremoto della città è ricavabile con precisione dalle pagine del Catasto del 1754, da cui emergono i seguenti dati:

  • la tipologia abitativa più diffusa era la casa ’tipo’ del ceto popolare, costituita da una stanza o due;
  • al secondo posto, nella diffusione della tipologia abitativa, vi erano le grotte;
  • 31 abitazioni erano le ‘case palazziate’ dei ceti alti, delle quali spesso qualche vano era dato in affitto;
  • vivevano in botteghe e taverne soltanto coloro che conducevano questi esercizi.

Nell’esame delle vedute e delle stampe di Ariano è da sottolineare come in una delle due stampe più note di Ariano del 1702 il lungo crinale del Tricolle non appare dominato né dalla cattedrale, né dal castello, ma dalla chiesa e dal convento di San Francesco, posto nel mezzo in una posizione alta quasi quanto quella del castello.

 

La successiva storia di Ariano, dopo il 1860, si confonde con quella dell'Italia in generale e con quella del Mezzogiorno in particolare.  Il 4 settembre 1860 vi fu un moto reazionario e nella piazza principale (chiamata successivamente Piazza del Plebiscito), il 21 ottobre dello stesso anno, venne proclamato il plebiscito che univa la città al resto d'Italia. Nel 1868, la città entrò ufficialmente a far parte della Puglia, acquistando la denominazione di Ariano di Puglia che durò fino al 1930, quando ripassò a far parte della Campania, cambiando così definitivamente il proprio nome in Ariano Irpino. Penalizzata dal fascismo, sede di un campo per internati civili e zona di confino, perse la Sottoprefettura nel 1926 e il Tribunale nel 1923; quest’ultimo sarà ripristinato soltanto nel 1934.